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Separazioni e divorzi

Ecco alcune risposte alle domande degli utenti in merito a separazioni,  divorzi, assegni di mantenimento, paternità ecc.

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Come ed in che misura sono dovuti gli assegni di mantenimento ed addebito?


Come si accerta la paternità?



Domanda

Egr. Avv., ho scoperto che mia moglie durante il matrimonio, ha iniziato una relazione con un altro uomo che dura tutt’oggi. In caso di giudizio di separazione lei mi ha anche chiesto gli alimenti. Sono obbligato a corrisponderli?
Risposta

In merito la Corte di Cassazione ha ritenuto che il diritto agli alimenti non si perde semplicemente per il fatto che l’ex coniuge ha intrapreso una nuova relazione, neppure se questa ha il carattere della continuità. Secondo l’orientamento giurisprudenziale costante, nei casi come quello in esame, una nuova relazione incide sull’assegno di mantenimento soltanto se si trasforma in una fonte di reddito per l’ex coniuge fedifrago. Nel caso in questione, dunque, occorre verificare se risulta un miglioramento della situazione economica della Sua ex moglie, sempre che quest’ultima sia andata a convivere con il nuovo partner e, comunque, avrebbe dovuto chiedere l’addebito della separazione a carico di Sua moglie.

Domanda

Egr. Avv., la mia ex moglie da cui sono separato da un anno mi continua a minacciare che se non le verso puntualmente l’assegno mensile chiederà che la somma venga trattenuta dal mio stipendio. Può farlo? Da tre mesi non le verso nulla in quanto consumo tutto il mio stipendio per esigenze personali avendo iniziato ad andare in palestra.

Risposta

Sua moglie dice il vero: può rivalersi sul suo stipendio per ottenere le somme dovute. pertanto se all’atto delle cessazione degli effetti civili del matrimonio, sia che sia stato omologato perché proveniente da richiesta consensuale, sia che sia stato riversato in sentenza perché proveniente da separazione giudiziale è opportuno che lei provveda al versamento dell’assegno di mantenimento in quanto, in caso contrario, è facoltà della sua ex moglie non solo attivare la procedura civile per il versamento coatto di quanto le spetta ma anche denunciarla penalmente per violazione degli obblighi.

Domanda

Egr. Avv., ha recentemente ottenuto l’annullamento del mio matrimonio dal Tribunale Ecclesiastico. Posso chiedere l’assegno divorzile al mio ex marito secondo il regime patrimoniale previsto dalla legge italiana sul divorzio?

Risposta

Secondo la sentenza della Corte Costituzionale n.° 329 del 2001, il Concordato del 1929 tra lo Stato Italiano e la Chiesa prevede che, qualora sia intervenuto l’annullamento del matrimonio per opera del Giudice Ecclesiastico, siano applicabili le norme del matrimonio putativo, cioè dell’art. 129 del codice civile, e non quelle della legge sul divorzio del 1970, e ciò anche se vi sia stata una consolidata comunione di vita tra i coniugi. La differenza non è priva di conseguenze perché, in caso di matrimonio putativo, il Tribunale ordinario non è tenuto ad assicurare al coniuge più debole la permanenza del tenore di vita pregresso. Le ragioni della suddetta pronuncia risiedono nel fatto che la nullità del matrimonio canonico e civile si basano sulla presenza di un difetto originario dell’atto mentre la disciplina del divorzio presuppone e richiede la validità dell’atto ed una crisi matrimoniale sopravvenuta, dalla quale origina il fallimento dell’unione.

Domanda

Egr. Avv., io e mio marito abbiamo divorziato. Negli accordi di divorzio egli si è impegnato a mantenere nostra figlia con una somma mensile e a partecipare alla metà delle spese straordinarie che affrontavo per lei. Mia figlia oggi ha 27anni e, pur essendosi laureata da un anno, non è riuscita a trovare un lavoro che le piaccia. Da qualche mese il padre la minaccia di non farle più avere l’assegno di mantenimento. Può davvero smettere di farle avere detto assegno?

Risposta

Il mantenimento è una prestazione economica erogata al fine di far vivere nello stesso tenore di vita a quello del nucleo familiare d’origine. Dottrina e giurisprudenza hanno stabilito che i figli devono essere mantenuti fino a quando divengano economicamente autosufficienti. L’età dell’indipendenza economica varia a seconda del piano di preparazione scolastica. Terminato il periodo di studi, i figli devono cercare un posto di lavoro perdendo, al momento del conseguimento, il diritto al mantenimento. Recentissima giurisprudenza ha avuto modo di statuire su vicende relative all’odierna difficoltà di trovare lavoro che i figli, una volta terminati gli studi, hanno diritto ad un periodo di tempo per cercare lavoro durante il quale devono essere mantenuti dai genitori. Se al termine del tempo stabilito per la ricerca, i figli non ne reperissero uno, cessa l’obbligo di mantenimento ma scatta il diritto agli alimenti che permane per tutta la vita.

Domanda

Egr. Avv., sono divorziata ormai da 15anni, dopo ben 20anni di matrimonio. Da qualche mese il mio ex marito è mancato lasciando vedova la seconda moglie con cui è stato sposato 10anni. Le mie amiche mi dicono che ho diritto anch’io ad una parte della pensione che percepiva il mio ex marito, quale prima moglie. Vorrei sapere se è vero e come fare per ottenerla.

Risposta

In base alla legge 898/1970 che regola i casi di scioglimento del matrimonio e ciò che ne consegue, nel caso in cui il coniuge, rispetto al quale sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, sia titolare di assegno ex art. 5 della predetta legge (ossia assegno di mantenimento) e non abbia contratto un nuovo matrimonio, alla morte dell’ex coniuge, qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione è attribuita dal Tribunale al coniuge divorziato. La quota terrà conto della durata del rapporto matrimoniale. Nel caso in cui lei avesse i predetti requisiti, in primo luogo si rivolga all’INPS e in caso di diniego di assegnazione pro quota della pensione di reversibilità proponga ricorso al Tribunale.